Consulenza UX/UI per siti web, fatta da chi parla anche la lingua della SEO.
Quando il traffico c’è ma i contatti no, il problema si è spostato: non è più farsi trovare, è quello che succede dopo il clic. La differenza è che qui usabilità e posizionamento si guardano insieme — perché sono la stessa struttura vista da due lati, e ottimizzarli separatamente porta a decisioni che si annullano a vicenda.
UX e SEO non sono due progetti diversi
Vengono quasi sempre affidate a persone diverse, che non si parlano. Ma agiscono sulla stessa struttura: quando le separi, ogni miglioramento da un lato rischia di essere un peggioramento dall’altro. Ecco dove si toccano davvero.
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L’architettura dei contenuti serve a entrambi
Come raggruppi e colleghi le pagine decide sia se una persona trova quello che cerca, sia se un motore capisce di cosa tratti e quali pagine sono centrali. È letteralmente la stessa decisione, presa una volta sola.
- 02
La gerarchia dei titoli non è estetica
Titoli scelti per dimensione anziché per struttura rendono la pagina più difficile da scorrere per una persona e più ambigua da interpretare per un motore. Correggerla migliora entrambe le cose insieme.
- 03
La velocità è UX misurata da Google
I Core Web Vitals non sono una metrica astratta: misurano quanto in fretta la pagina diventa usabile e quanto è stabile mentre carica. Sono un fattore di ranking e, allo stesso tempo, il motivo per cui qualcuno abbandona.
- 04
Il mobile è lo scenario primario per entrambi
Google indicizza la versione mobile del sito, ed è lì che avviene la maggior parte delle visite. Un layout pensato prima per desktop penalizza il posizionamento e la conversione nello stesso momento.
- 05
Ottimizzare separatamente porta a decisioni contraddittorie
È il caso concreto più frequente: si aggiunge testo per la SEO e la pagina diventa illeggibile, oppure si semplifica per la UX e sparisce il contenuto che la faceva trovare. Guardarle insieme evita di vincere una e perdere l’altra.
È il motivo per cui questa consulenza esiste qui e non in uno studio di design: arrivo dalla consulenza SEO, e guardo un’interfaccia sapendo cosa succede al posizionamento quando la si cambia.
I casi in cui mi chiamano
- 01Il traffico c’è, i contatti no. È il caso più frequente. Le persone arrivano, guardano e se ne vanno. Il problema non è più la visibilità: è quello che succede dopo il clic.
- 02L’e-commerce perde carrelli in checkout. Ogni passaggio in più, ogni campo ambiguo e ogni costo che appare all’ultimo momento è un punto in cui qualcuno rinuncia.
- 03Il sito è stato rifatto e va peggio di prima. Un redesign valutato sull’estetica e non sul comportamento reale delle persone può peggiorare numeri che prima funzionavano.
- 04Nessuno sa dire perché una pagina non converte. Ci sono opinioni contrastanti nel team e nessun criterio per decidere. Serve un’analisi, non un’altra opinione.
Cosa guardo
- 01
Analisi dei percorsi che generano valore
Non tutto il sito: le pagine e i passaggi dove si decide un contatto o un acquisto.
- 02
Individuazione dei punti di attrito
Dove si interrompe l’azione, cosa non è chiaro, cosa chiede uno sforzo che l’utente non è disposto a fare.
- 03
Verifica su mobile come scenario primario
Non come adattamento del desktop: per la maggior parte dei siti è lì che succede quasi tutto.
- 04
Interventi ordinati per rapporto impatto/costo
Cosa cambiare per primo, cosa può aspettare, cosa non vale la pena toccare. Una lista di priorità, non di desideri.
- 05
Verifica incrociata con la SEO
Ogni raccomandazione viene controllata perché non peggiori il posizionamento — e, dove possibile, lo migliori. È il passaggio che un designer puro non fa.
Analisi e raccomandazioni, non esecuzione grafica. La diagnosi e l’ordine di priorità sono il valore; se poi il sito va ricostruito, è il lavoro di realizzazione siti web.
Quello che mi
chiedono sulla UX
La consulenza UX include anche il redesign grafico del sito?
L’analisi e le raccomandazioni sono il servizio: dove sono i problemi e cosa correggere, in che ordine. Se il sito va poi ricostruito, è il lavoro di realizzazione siti web, e spesso i due si richiedono insieme.
Che differenza c’è tra consulenza UX e audit di accessibilità?
La UX chiede se il sito è efficace: le persone capiscono, decidono, completano l’azione. L’accessibilità chiede se il sito è utilizzabile da tutti, incluse le persone con disabilità, ed è anche un tema normativo. Si sovrappongono in parte ma rispondono a domande diverse — vedi accessibilità web.
Serve avere già molto traffico per fare un’analisi UX?
Aiuta, perché permette di leggere il comportamento reale invece di ragionare solo per principi. Ma anche su un sito con poco traffico si individuano problemi evidenti — moduli inutilmente lunghi, percorsi ambigui, azioni principali poco visibili — che non richiedono un campione statistico per essere riconosciuti.
Perché una consulenza UX fatta da un consulente SEO?
Perché intervengono sulla stessa struttura. L’architettura dei contenuti decide sia se una persona trova quello che cerca sia se un motore capisce di cosa tratti il sito; la gerarchia dei titoli, la velocità di caricamento e il comportamento su mobile pesano contemporaneamente su usabilità e posizionamento. Quando i due lavori sono affidati a persone che non si parlano, capita spesso che si aggiunga testo per la SEO rendendo la pagina illeggibile, o che si semplifichi per la UX facendo sparire il contenuto che la faceva trovare.
Fate consulenza UX anche per piattaforme iGaming?
Sì, ed è un lavoro diverso, con una pagina sua: funnel di deposito e onboarding KYC hanno vincoli di compliance che un sito aziendale non ha. Vedi consulenza UX/UI per iGaming.
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